
Titolo originale: Doomsday Regia: Neil Marshall
Uscita: 2008
Attori: Rhona Mitra, Bob Hoskins, Craig Conway, Lee-Anne Liebenberg, Malcolm McDowell, Alexander Sidding
Durata: 105’/113’ (uncut version)
Nazione: UK
Censura: vm14
Dopo lo scoppio di una letale epidemia (“Reaper” viene battezzato il virus che ne è all’origine), il governo inglese fa ergere intorno all’intera Scozia un invalicabile muro di acciaio, abbandonando tutta la popolazione al suo atroce destino.
Trent’anni dopo un nuovo focolaio del virus comincia a dilagare a Londra, e il governo decide pertanto di inviare, alla luce della scoperta di alcuni sopravvissuti in Scozia, una speciale task force, guidata dal maggiore Eden Sinclair (una splendida Rhona Mitra), col compito di trovare la cura nel giro di 48 ore. Quello che troveranno oltre il muro, sarà guerra e caos.
Premessa: questa recensione potrebbe essere poco obiettiva, per svariati motivi che adesso elencherò: a) Mi sono innamorato di Rhona Mitra in questo film. b) Marshall adora Carpenter forse addirittura allo stesso modo in cui lo adoro io. c) Questo genere di film, con tanto sangue e citazioni, anche se con una sceneggiatura non eccessivamente curata ma sorretta da una regia solida e brillante, mi piace quasi sempre, a patto che non cerchi di prendersi troppo sul serio. E questo film non lo fa. Affatto. d) Mi sono innamorato di Rhona Mitra in questo film.
Dopo il promettente inizio di Dog Soldiers e il meraviglioso The Descent (uno dei migliori horror dell’ultima decade), film che lo ha consacrato cineasta di classe e dalle grandi promesse, Neil Marshall decide di cambiare momentaneamente registro e (so che questa metafora è stata stra-abusata, ma rende bene) scrivere un’appassionata, violenta, delirante lettera d’amore al cinema post-apocalitto degli anni ’70 e ’80, con particolare riferimento a John Carpenter (regista, tra gli altri, di Escape From New York ed Escape From L.A., i due film che vedono protagonista il celeberrimo antieroe Snake Plissken, interpretato da Kurt Russell) e George Miller (regista della trilogia di Mad Max), in onore dei quali ha anche battezzato due personaggi del film. E fa, nuovamente, centro.
Ultracitazionista (c’è di tutto, dai sopraccitati Escape From New York e Mad Max a The Warriors e a Shining di Kubrick), veloce come un pezzo Thrash Metal, violento e cattivo, Doomsday non è un film dalla storia ricercata, non ha una sceneggiatura solida che lo faccia stare ben saldo in piedi, ma è un’accozzaglia di scene culto, attaccate da un semplice pretesto e senza alcun desiderio di continuità, girate magistralmente da un Marshall visivamente sempre più raffinato, condita da una generosa dose di humour inglese e senza alcuna pretesa di esser preso o prendersi sul serio (cosa che mancava, ad esempio, al Tarantino di Death Proof). Molti dei personaggi sono solo abbozzati, poco più che
comparse per far andare avanti la storia, scelta voluta, oltretutto per permettere alla bellissima (e mai così cazzuta) Rhona Mitra, nei panni del maggiore Eden Sinclair, praticamente una controparte al femminile di Snake Plissken (Marshall è, a quanto pare, un sostenitore del girl power, o, più semplicemente, gli piacciono dannatamente le donne forti, belle e incazzate), di emergere insieme ai due villain, Sol (Craig Conway), punk post-apocalittico e cannibale, che governa parte del territorio infetto comportandosi da rock star, e Kaine (un Malcolm McDowell capace di donare classe anche a un personaggio così stereotipato), ex-medico che lavorava sul virus che ha invece stabilito un regime tirannico di modello medioevale.
Le scene cult, come dicevo, si sprecano, essendo in sostanza ciò su cui si basa l’intera pellicola: oltre un classico incipit da post-apocalittico, con la gente disperata che tenta di sfondare le barricate dell’esercito, si ha un’esecuzione a mo’ di concerto tra i punk cannibali del folle Sol, una fuga più combattimento tra donne a suon di spade, un duello medioevale e, saltando agli ultimi minuti della pellicola, una delirante corsa in macchina (e non chiedetemi, né chiedetevi, che senso abbia quella fottutissima macchina) con esercito di punk alle calcagna che fa impallidire tutti gli inseguimenti automobilistici visti al cinema negli ultimi anni per inventiva e follia.
Ora, molti di voi si staranno chiedendo cosa, a parte Rhona Mitra (sono ripetitivo, eh?) ci sia di bello in questo film… la risposta è semplice: per citare, in maniera inversa, il ragionier Fantozzi “Doomsday è una figata pazzesca”. Più di un’ora e mezza che vola come un razzo, adrenalina a mille, splatter in abbondanza (aspettiamo la versione Unrated per goderne ancor di più), una colonna sonora strepitosa che alterna pezzi rock a musiche epiche e più ricercate, senza dimenticare le musiche di atmosfera che Tyler Bates tanto bene riesce a rendere, il tutto girato con passione da un regista che nuovamente dimostra, anche se in maniera diversa rispetto alle sue precedenti pellicole, di avere davvero tanto, tanto talento, riuscendo a mescolare con destrezza un calderone dei generi più disparati senza mai scadere nel ridicolo, grazie al suo humour e alla volontà di non prendersi mai davvero sul serio. Naturalmente non si tratta certo di un film per tutti i palati, non potete entrare in sala pretendendo una grande sceneggiatura e originalità (cosa ancora non è stato detto in questo genere?), benché col suo tocco sapiente e ironico Marshall sia stato capace di rivisitare in maniera del tutto personale i suoi miti (non voglio spingermi certo a definire Doomsday un film “originale”), e qualcuno prima o poi dovrà spiegarmi perché quando queste operazioni le fa un Tarantino tutti gridano al Capolavoro, mentre se ci prova uno Zombie o un Marshall allora si tratta di minestra riscaldata.
In sostanza, attivate la modalità “sospensione dell’incredulità”, mettetevi comodi e preparatevi a godere e ridere di gusto di fronte a questa follia registica, a questa sentita e personale dichiarazione d’amore a un genere che ormai non può più con facilità essere diversamente preso.
P.S. Ci terrei ad aggiungere che, se non si fosse ancora capito, Rhona Mitra è ufficialmente diventata il mio sogno erotico (non mi era mai capitato di guardare le spalle di una donna con tale insistenza quale in questo film). Dannato Marshall, un’unica inquadratura ravvicinata del suo culo, poteva sprecarsi un po’ di più.
