lunedì 20 ottobre 2008

L'Amico Ritrovato

di Fred Uhlman


Ambientato nella Stoccarda degli anni ’30, poco prima della salita al potere di Hitler, il breve romanzo narra dell’amicizia che va a instaurarsi tra i due sedicenni Hans, figlio di un medico ebreo, e Konradin, rampollo di famiglia aristocratica, tra le più importanti di Svevia. L’amicizia che lega i due andrà affievolendosi con la presa di piede del Nazismo tra il popolo tedesco, fino ad essere troncata dalla partenza di Hans per gli Stati Uniti.


“Capolavoro minore”. Così, nell’introduzione, Arthur Koestler si riferisce a questo romanzo breve (o racconto lungo, che dir si voglia). Ora, il signor Koestler deve avere una strana idea del significato della parola “Capolavoro”.

Narrato in prima persona, in un lungo flashback, dal diretto protagonista (l’ebreo Hans Schwarz), L’Amico Ritrovato altro non è che un racconto per bambini, maldestro tentativo di scrivere una storia d’amicizia che vorrebbe essere epica, ma a cui manca perfino il tempo di evolversi in qualcosa di lontanamente poetico (l’epica è prima di tutto poesia, e un’”epica” storia di amicizia tale dovrebbe essere), lasciando così lo scrittore a ueueare nell’ormai non tanto sano patetismo adolescenziale che tutti prima o poi dovrebbero superare, nella totale incapacità di donare alla sua creatura un pathos sentito e sincero.

Non vorrei essere frainteso: la scrittura di Uhlman è piacevole e scorrevole, anche se popolare e non eccelsa, sebbene certo superiore a molti romanzucoli in giro quest’oggi, ma il racconto si riduce a una lettura di un’oretta e mezza (alla lunga) che passa via dalla mente così come il tempo dall’orologio, quando l’idea dell’autore era una (in)diretta critica al Nazismo sotto forma di amicizia spezzata, che dovesse prendere e commuovere il lettore. Come ho già avuto modo di accennare, la cosa non funziona, e benché in alcuni punti si raggiunga una buona credibilità e un’interessante costruzione dei personaggi, nonché un abbozzato lirismo, il tutto si perde nel tipico vittimismo che il popolo Ebraico ha fatto proprio dalla ricostruzione di Israele sulle teste dei poveri palestinesi (vi è addirittura un punto, nel romanzo, in cui il protagonista, ormai adulto, fa menzione quasi con orgoglio di aver aiutato a ricostruire Israele: qual è quindi la tanto decantata differenza tra lui, il suo popolo, e i nazisti? Che l’ingiustizia da parte sua è semplicemente indiretta?).

Infarcendo il tutto di buoni sentimenti, Uhlman riesce a far colpo su gran parte del pubblico mascherando la carenza di idee (e ideali) che contraddistingue questa sua opera, leggera e comunque leggibile, ma altrettanto facilmente dimenticabile.

Sopravvalutato.

martedì 14 ottobre 2008

Protesta e Rivoluzione

Premessa: questo articolo non vuole, in alcun modo, essere svalutazione dell'importanza della Protesta Studentesca, ma, al contrario, vorrebbe incitare a una più matura e seria visione, da parte dello studente italiano medio (la comune "testa di cazzo"), di tale Protesta, dei modi per attuarla, dei mezzi da utilizzare per poterlo fare correttamente e possibilmente, alfine, ottenere qualcosa di concreto.

Se vi sentite offesi da quanto scritto in questo post, vi prego di togliervi dai coglioni e andarvi a cercare un sano e onesto lavoro come prostitute o spacciatori di crack da discoteca.



L’articolo si riferisce al corteo studentesco avvenuto il giorno 10 Ottobre 2008, per le strade di Agropoli (SA).


Un noto cantante contemporaneo, nella canzone di apertura del suo ultimo album, si chiede: “quanti credono nel Sessantotto? e quanti vedono del Sesso in tutto?”; personalmente, io credo nel Sessantotto, e vedo anche del Sesso in tutto (checché se ne dica, è intorno a quello che il mondo ruota e continuerà a ruotare fino all’estinzione di ogni forma di vita, “è come noi tutti siamo arrivati qui, ed è l’attività preferita della maggior parte delle persone”), poiché la radice del problema è in realtà nel fatto che l’idea stessa di “Protesta Studentesca” è andata, col tempo e soprattutto con l’avvento della nuova, superficiale generazione ultralaccata, con occhiali da sole grossi come ombrelloni e vestita rigorosamente di rosa confetto, deteriorandosi sempre più: dai lunghi cortei sessantottini, ove il coro era un’urlata sottolineatura della volontà dello Studente di vedere riconosciuti i propri diritti, si è passati al corteo del 2000, ove il coro è diventato uno scimmiesco urlo di idiozia al mondo, a sua volta sottolineato da una cacofonia pseudo-musicale al ritmo della quale i cosiddetti studenti, che hanno ora riscoperto la loro natura di primati primordiali, si divertono a muoversi come in preda a forti convulsioni, ripetendo, qualora venisse loro chiesto, qualunque cosa la scimmia-capo, che normalmente si trova sul carro che precede il tutto, a mo’ di Carnevale, voglia loro ripetano, nelle parole o nei gesti, magari con tanto di osso lanciato in aria (ma non ci saranno astronavi, né l’Also Sprach Zarathustra di Strauss in sottofondo).

La scimmia-studente, quindi, si diverte seguendo il corteo, balla e canta, corre e salta, e non sa per quale motivo stia facendo ciò che sta facendo. Tanto, alla fine, basta non si vada a scuola, no? Il fatto che la Gelmini stia pian piano distruggendo la Scuola Pubblica è, per la scimmia-studente, del tutto irrilevante. Il fatto che i fondi per la Scuola subiscano un taglio di otto miliardi di euro, quando i nostri politici hanno stipendi da far sembrare lo stile di vita di D’Annunzio quello di un barbone, non interessa alla scimmia-studente. La scimmia-studente non si cura della reintroduzione del voto in condotta come elemento fondamentale nel decidere la promozione o la bocciatura dello studente, indipendentemente dal suo rendimento scolastico, non si cura dei programmi scolastici arretrati, non si cura dell’abbassamento dell’età dell’obbligo scolastico, del maestro unico alle elementari, della privatizzazione delle Università, che presto vorrà estendersi anche alle altre scuole, la scimmia-studente non si cura di niente all’infuori del “far casino”, divertirsi in momenti che di divertente hanno ben poco, “cafoneggiare” in ogni maniera lecita o illecita per la legge umana e divina (qualora ve ne fosse una).

La scimmia-studente merita quello che sta succedendo alla sua Scuola.


“La rivoluzione non è un pranzo di gala, non è una festa letteraria, non è un disegno o un ricamo, non si può fare con tanta eleganza, con tanta serenità e delicatezza, con tanta grazia e cortesia. La rivoluzione è un atto di violenza.”

(Mao Tse-Tung)