martedì 15 maggio 2007

Red Son

Superman: Red Son di Mark Millar e Dave Johnson

Mi accingo ora a parlare di un fumetto inedito in Italia, facente parte degli “Elseworlds” della DC, “Mondi Alternativi” in cui alcuni dei supereroi più conosciuti della casa statunitense si trovano in ambienti cui prima erano del tutto estranei. Caso più eclatante è proprio questo Red Son, scritto da quel buon vecchio bastardo scozzese di Mark Millar, uno dei più importanti autori di fumetti degli ultimi tempi, successore di Warren Ellis su Authority, nonché uno dei principali co-creatori dell’universo Ultimate della Marvel, ha scritto tra l’altro il controverso e bellissimo Wanted (per cui è in cantiere anche un film) e un magnifico ciclo di Wolverine, per le matite di John Romita Jr.; ah, e non dimentichiamoci che è a lui che la Marvel ha affidato la miniserie Civil War

Torniamo a Red Son:
Cosa sarebbe accaduto se la navicella contenente Kal-El fosse atterrata non a Smallville, in Kansas, ma nella cara vecchia Unione Sovietica, Ucraina per la precisione, ai tempi del buon compagno Stalin, ed educato secondo i sacri principi del Comunismo?
E’ questa la domanda che si pone Millar, evitando dapprincipio di finire in facili soluzioni narrativo/stilistiche, creando un fumetto elettrizzante, nuovo e sconvolgente.
Tratteggiando un Superman complesso, pieno di quesiti e problemi, Millar prende immediatamente le distanze da un modo facile di fare intrattenimento; uno scrittorucolo mediocre, magari americano, avrebbe reso questa storia come il classico “capitalisti buoni, comunisti cattivi”, con Superman convertito magari alla fine all’ideale americano… beh, sarebbe stato una vera schifezza.
Fortunatamente Millar non è americano, e soprattutto è dotato di un bel paio di palle, e di scrivere schifezze non gli passa manco lontanamente per il cervelletto: ecco quindi che la situazione si fa più complicata e la critica sociale, a entrambe le parti in causa, decisamente aspra, con degli Stati Uniti inetti e incapaci a fronteggiare l’inaspettato e un Superman che, divenuto leader dell’URSS, poco a poco si trasforma in una sorta di Orwelliano Grande Fratello (con tanto di manifesti e lobotomia)…

Non solo Superman, ma un po’ tutto l’universo DC viene stravolto da Millar, con Lois Lane moglie di Lex Luthor, un Batman russo e terrorista che lotta contro il regime totalitario dell’Uomo d’Acciaio (in quanto il primo uomo d’acciaio aveva fatto uccidere la sua famiglia durante le purghe) e una Wonder Woman comunista. La psicologia di ogni personaggio non è mai lasciata al caso, ed è così che anche il neofita o la persona che mai ha toccato un fumetto in vita sua riesce ad apprezzare la raffinata opera di costruzione psicologica attuata dallo scrittore, tanto più che ogni legame con la continuity DC è annullato, benché le citazioni siano tante e spesso colte (comprese un paio dal sempreverde Watchmen di Alan Moore).

Tra un geniale Lex Luthor ossessionato da Superman e alla continua ricerca di un modo per sconfiggerlo e quest’ultimo che, partendo dal desiderio di fare del bene instaura un regime totalitario e controlla quasi l’intera umanità, Red Son è una lettura che mantiene col fiato sospeso, pur essendo ricca di dialoghi e non proprio velocissima, scritta in modo eccellente e impeccabile a livello grafico: Dave Johnson, infatti, coadiuvato da Killian Plunkett, con inchiostrature di Andrew Robinson e Walden Wong e i bellissimi colori di John Higgins (in copertina son nominati tutti, eh!) rende magnificamente l’atmosfera del tutto e grazie anche all’aiuto dei suoi preziosissimi collaboratori crea immagini spettacolari e dinamiche, e altre che volutamente rimandano all’arte propagandistica del ‘900.

Una lettura assolutamente obbligata per tutti i fan dell’Uomo d’Acciaio e anche per chi non l’ha mai sopportato, per gli amanti di Millar e del buon fumetto.
Peccato solo che non tutti possano goderne a causa della mancata pubblicazione italiana…


Superman: Red Son
Mark Millar, Dave Johnson
DC Comics
10.2 x 6.6 x 0.4 inches, paperback, 160 pages
$ 17,99

Auguri, Mr. Moore!

Sono appena venuto a sapere, tramite il blog dell'amico Elvezio Sciallis, delle nozze del Grandissimo Alan Moore!

Spero solo che la sue nuove nozze non gli impediscano rapporti intimi con individui del suo stesso sesso (leggasi me)...

Ecco il link alla notizia su Malpertuis e tre foto del matrimonio!

http://mal-pertuis.blogspot.com/2007/05/le-nozze-alchemiche.html





Però, dovete ammetterlo, Moore è troppo sexy...

Si sarà capito che la mia ammirazione per Alan Moore sfocia nel carnale, evito quindi ulteriori commenti (coi quali rischierei di sembrar volgare) e rinnovo gli auguri allo Sciamano di Northampton!

Devo assolutamente stringergli la mano, prima o poi.

lunedì 7 maggio 2007

Quis custodiet ipsos custodes?

Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons

Dimentichiamoci per un attimo di adattamenti cinematografici e roba del genere. Lo so, Snyder, dopo il grande successo di 300, sta accingendosi a girare l'adattamento per il grande schermo di Watchmen. Solo che la differenza tra le due opere non è proprio irrilevante... 300 è un fumetto di ottanta pagine con una forte componenete visiva e cinematografica che Snyder ha saputo rendere magnificamente su schermo, mentre Watchmen è un Fumetto di quasi cinquecento pagine ricco di particolari e sottigliezze filosofiche, tanto da necessitare di acuta riflessione e diverse riletture per essere apprezzato appieno... Watchmen è stato scritto come un fumetto per essere unicamente un fumetto:
"I shan't be going to see it. My book is a comic book. Not a movie, not a novel. A comic book. It's been made in a certain way, and designed to be read a certain way: in an armchair, nice and cozy next to a fire, with a steaming cup of coffee."
Questo il pensiero di Moore su un'eventuale riduzione cinematografica.
Ma non è di questo che voglio parlarvi. Voglio parlarvi di quello che considero una delle opere letterarie più belle e profonde che abbia mai letto, non dello schifo che uscirà fuori l'anno prossimo col suo stesso titolo. Voglio parlarvi del motivo per cui vedete quello smiley insanguinato in alto a destra ogni volta che entrate nel mio blog. Voglio parlarvi di Watchmen, scritto da Alan Moore e illustrato da Dave Gibbons.


Pubblicato per la prima volta dall’americana DC Comics (quella di Superman e Batman, per intenderci) negli anni ’80, quando ancora il sangue si gelava nelle vene degli uomini per la paura di un olocausto nucleare causato da Stati Uniti e URSS, questo fumetto registrò un numero di vendite a dir poco sbalorditivo per le dodici uscite seriali in edicola.
Scritto da uno dei più importanti (se non il più importante) autori di fumetti mai esistiti, l’inglese Alan Moore, e illustrato dall’ottimo Dave Gibbons, Watchmen è un’opera complessa, a più livelli di lettura; la trama, inizialmente potrebbe anche sembrare semplice:
Siamo negli anni ’80; Rorschach, l’unico supereroe (o vigilante, che dir si voglia) rimasto in attività dopo che questi sono stati dichiarati fuori legge, si mette sulle tracce di un presunto killer di ex-supereroi, chiamando in causa tutti i suoi vecchi compagni, per scoprire alfine una verità decisamente più agghiacciante…

Le prime tavole ti catapultano direttamente al centro degli avvenimenti: il Comico, uno dei principali supereroi, eroe della guerra in Vietnam, è stato ucciso, buttato giù dalla finestra del suo appartamento, agli ultimi piani di un grattacielo; la sua morte viene mostrata in vignette/flashback che si intervallano col presente della storia.
In pratica, Moore uccide uno dei protagonisti ancor prima di iniziare la narrazione degli avvenimenti: questo incipit sconvolgente è però solo la punta dell’iceberg (un iceberg davvero enorme) dell’opera che ha cambiato per sempre la concezione di fumetto.

Cosa che subito salta all’occhio è la cura certosina di Moore nel creare situazioni realistiche e personaggi umani e “veri”, con psicologie complesse e sfaccettate: anche quelli che inizialmente non destano interesse o risultano antipatici in qualche modo (Moore gioca spesso su questo tasto nei suoi fumetti), alla fine sembrerà di conoscerli e sarà impossibile odiarli, qualunque cosa pensino o facciano, perché anche le ragioni più assurde avranno un senso logico.
Personaggio cui ci si affeziona particolarmente, e paradossalmente, è quello con le cui parole prende il via il tutto, Rorschach (il nome è perché indossa una maschera che ricorda il test delle macchie di Rorschach, appunto), un pazzo, potremmo definirlo, con idee estremiste, che non esita a usare la violenza per raggiungere i propri scopi, ma guidato da un profondo senso di giustizia (come dimostrerà nel tragico finale) pur piegato al suo modo di pensare.

I dialoghi, i monologhi e i “ritagli” presi da giornali, libri, archivi, etc. presenti alla fine di ogni capitolo eccetto l'ultimo (tutti sono rigorosamente inventati ad hoc dallo stesso Moore) sono scritti e resi in modo perfetto, con un linguaggio a volte forse addirittura troppo elevato e particolare (difficoltosa risulta infatti la lettura in lingua originale se non la si conosce bene), ma che si imprime nella mente come un’incisione: nessuno scorderà mai il monologo di Rorschach sull’essere umano…

Il lirismo quasi poetico che contraddistingue da sempre l’opera “mooriana” è presente anche in questo suo fondamentale lavoro, in dosi mai eccessive; una vena di malinconico, romantico, commovente e quasi nostalgico lirismo pervade il fumetto, l’animo dei suoi protagonisti, come sicuramente quello dello stesso autore e, per proprietà transitiva, del lettore.
Watchmen è però opera basata anche (se non soprattutto) sulla minuziosa cura dei particolari, delle piccole cose: sono questi che lo rendono un fumetto, un libro tanto “imponente”, di lettura non certo facile e veloce, ma lenta e accurata, comunque capace di emozionare come poche opere possono fare.

Una lucida metafora della Guerra Fredda, un meraviglioso affresco dell’animo umano, un racconto appassionato e sconvolgente che smantella tutto ciò che è stato costruito in quasi mezzo secolo di fumetto supereroistico, chiamando in causa addirittura filosofi del calibro di F.W. Nietzsche.
Una lettura (cui far seguire possibilmente diverse riletture) assolutamente obbligata, per rendersi conto che anche il fumetto può essere “alto” come il romanzo e come ogni forma d’arte.

Capolavoro assoluto del fumetto mondiale, indimenticabile prova d’autore, impossibile leggerlo rimanendo impassibili.

“Non combattere contro i mostri
o diventerai tu stesso un mostro.
E se guardi a lungo nell’abisso
anche l’abisso guarderà dentro di te.”
Friedrich Wilhelm Nietzsche