Chiunque abbia mai seguito il mondo del fumetto sicuramente conoscerà, almeno per sentito dire, il nome di Neil Gaiman, indissolubilmente legato alla serie Sandman, la più celebre delle sue opere a fumetti; ma l’arte narrativa di Gaiman non si limita solo ai fumetti, bensì il nostro è anche un ottimo romanziere, e American Gods è un ottimo punto di partenza per iniziare a conoscere la grande fantasia e le straordinarie capacità narrative dello scrittore inglese.Riporto la trama dalla seconda di copertina:
Appena uscito dopo tre anni di carcere, Shadow fa conoscenza con un enigmatico Mister Wednesday che gli offre di lavorare per lui. Rimasto senza risorse né famiglia, Shadow finisce per accettare. Ma ci metterà ancora qualche tempo per capire chi sia davvero il suo boss: Odino, la somma divinità del pantheon nordico, arrivato in America con una nave di vichinghi e che ora tira a campare come può. Come lo slavo Chernobog, ridotto a vivere della pensione maturata negli anni di lavoro al macello di Chicago, come l’africano Anansi, come la celtica Easter e la mediterranea Bilquis che batte i marciapiedi di Hollywood, come tutte le divinità maggiori o minori, dimenticate in un mondo che venera altri dèi, più belli e nuovi. È per muovere battaglia contro di loro che Wednesday ha arruolato Shadow, e per reclutare i compagni di lotta i due si metteranno on the road attraversando in lungo e in largo l’America più profonda. Fino al giorno della battaglia finale, uno scontro di proporzioni epiche per conquistare l’anima stessa dell’America.
American Gods è un genuino esempio di letteratura contemporanea di qualità (palese l’enorme mole di lavoro e ricerca che Gaiman ha dovuto fare per scriverlo), nonché di come le capacità di un artista del genere non si possano relegare alla sola letteratura disegnata: la prosa di Gaiman raggiunge apici di autentica raffinatezza e grande drammaticità, e dalla sua fantasia nascono situazioni, luoghi, personaggi difficili da dimenticare, realistici tanto che, finito il libro,
sembra di averli sempre conosciuti. I molti personaggi presenti nel romanzo non sono un ostacolo né per il lettore né tanto meno per l’autore, che vi si destreggia con grande abilità e mai superficialmente, tratteggiando psicologie molto realistiche, operazione non molto semplice considerando che si ha a che fare con divinità e leggende di migliaia di anni fa.L’opera, in più di cinquecento pagine, non rischia mai di annoiare il lettore, bensì lo lascia col fiato sospeso fino alle molteplici e davvero inaspettate rivelazioni finali.
Gaiman scrive un libro che emoziona chiunque sia disposto a lasciarsi andare alla sua immaginazione, un libro che scava in profondità nelle radici dell’America e dei popoli che via via vi sono sbarcati e hanno popolato il continente, dei loro riti e culti, dei loro dèi.
Un autore prettamente europeo e una storia prettamente americana (benché le divinità siano state “importate” da altri continenti), danno vita a un’opera complessa e completa dal punto di vista narrativo e stilistico, in cui niente è in realtà ciò che sembra (Gaiman stesso gioca con le parole e la propria lingua disseminando indizi lungo tutto il romanzo).
Una raffinata metafora delle religioni dell’Uomo.
"Dunque, sì, dicevamo, Gesù se la passa piuttosto bene da queste parti. Ma ho incontrato un tale che mi ha detto di averlo visto fare l’autostop in Afghanistan e nessuno si fermava a tirarlo su. Sai com’è, tutto dipende dal contesto."
American Gods
Neil Gaiman
Mondadori
523 pag., brossura
9 euri

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