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Titolo originale: Nosferatu: Phantom der Nacht
Regia: Werner Herzog
Uscita: 1979
Attori: Klaus Kinski, Isabelle Adjani, Bruno Ganz, Roland Topor, Walter Ladengast
Durata: 103’
Nazione: Germania
Reperibilità: RHV DVD
Censura: Nessuna
Jonathan Harker viene incaricato di recarsi in Transilvania, tra i Carpazi, per incontrare il conte Dracula, che vuole comprare delle proprietà a Wismar, nella sua città. Dopo un lungo ed estenuante viaggio Harker giunge al castello del Conte, non prima di essere stato messo in guardia dagli abitanti del posto e dagli zingari sugli orrori che si nascondono in quel luogo. Ma è troppo tardi quando Harker scopre la verità, ovvero che il Conte Dracula altri non è che Nosferatu, il non-morto, e quest’ ultimo è già in viaggio per Wismar, con tanto di casse di terra piene di ratti, portatori di peste, e ha come vittima prediletta la bellissima Lucy, moglie di Jonathan…
Questo non è un remake del film di Murnau, niente affatto. Al massimo potremmo parlare di rivisitazione. Mentre Murnau nel suo “Nosferatu, eine Symphonie des Grauens” introduceva il vampiro come elemento estraneo alla normale vita cittadina e all’ipocrita realtà borghese, e lo utilizzava dunque come mezzo di critica verso la crudele borghesia cittadina, il “Duca” Werner fa del Conte Dracula, nel suo “Phantom der Nacht”, l’emblema della solitudine umana, riflessa nei sofferenti occhi di Klaus Kinski. Herzog naturalmente si lascia andare a diverse citazioni del film di Murnau, senza scadere mai, però, in un manierismo fine a sé stesso: Herzog è un grande ammiratore dell’opera di Murnau, come da lui stesso affermato, e lo omaggia tanto da riportare nel suo film scene pressoché identiche alla pellicola del ’22.
Herzog è uno dei più grandi registi europei… uno dei più grandi registi di sempre, e lo dimostra
ampiamente, in questo suo diciottesimo film, dirigendolo con grande maestria, prediligendo come sempre la camera a mano e creando una bellissima atmosfera gotica e vintage, tra paesaggi selvaggi, castelli in rovina e strade buie e deserte. Le geniali idee registiche si sprecano, da citare l’invasione dei topi a Wismar, le file di bare e la reazione dei cittadini dopo la diffusione della peste, senza contare le corse del conte Dracula di notte nella città deserta, e il finale, a dir poco geniale. Le bellissime musiche mettono in ballo anche autori come Wagner e si sposano in modo perfetto con le immagini e la fotografia oscura e molto curata, ottimi i giochi di luce. La regia di Herzog ha un ché di poetico.
Le magnifiche interpretazioni sono una parte fondamentale della bellezza dell’opera: riuscireste a immaginarvi questo film senza l’espressività di Kinski, la bellezza dell’Adjani, la bravura di Ganz? Gli attori sono perfetti, tutti, sembrano nati per prendere parte a questo magnifico esempio di Cinema. Klaus Kinski, che ha sempre avuto un complicato rapporto di amicizia con Werner Herzog, è senza ombra di dubbio il miglior Dracula mai apparso su schermo (l’unico che può rivaleggiare con lo Schreck del Nosferatu di Murnau). Magnifica la bellissima (e mai pallida come in questo film) Isabelle Adjani, la perfetta vittima sacrificale, coi suoi profondi occhi azzurri, e perfetto Ganz nei panni di un insolito Jonathan Harker, che diventa più pallido mano a mano che il film prosegue…
La pellicola, pur rientrando nel genere Horror non è classificabile appieno come tale: “Nosferatu:
Phantom der Nacht” prende la storia di Dracula e la piega, la stravolge, tramutandosi così in opera drammatica, incentrata sulla solitudine dell’animo umano… “Chi dice la morte è crudele sono solo gli inconsapevoli. Ma la morte non è che un taglio netto. E’ molto più crudele non essere capaci di morire.” è questo che dice Dracula a Lucy, chiedendole di unirsi a lui, di diventare sua alleata, “la mancanza di amore è la più crudele e abietta delle pene.” Ogni sguardo del Conte, ogni sguardo di Kinski, è una pugnalata al cuore, la solitudine che forse accomuna l’attore al personaggio da lui interpretato (e che a sua volta accomuna tutti gli uomini) è riflessa nel suo sguardo malinconico. Non è Nosferatu il cattivo, non c’è un cattivo. Solo un uomo, o un non-più-uomo, solo e senza amore, alla ricerca della salvazione.
"Il tempo è un abisso profondo quanto mille notti. I secoli vanno e vengono. E' terribile non poter invecchiare. La morte non è la cosa peggiore, ci sono cose più orribili della morte. Può immaginare di sopportare i secoli vivendo ogni giorno le stesse futili cose?"
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