Mutter
I berlinesi Rammstein sono il gruppo tedesco più famoso al mondo, oltre che quello che ha venduto più copie.
Beh, c'è da dire, però, che meritano appieno una tale fama, vuoi per il loro non prendersi mai troppo sul serio, vuoi perché sono uno dei più importanti gruppo Industrial di sempre, vuoi per i testi in cui rasentano l'arte poetica, vuoi per i loro concerti in cui uniscono in modo sapiente e mai gratuito musica, fuochi, luci ed effetti speciali in genere... insomma, son un gruppo con tutti gli attributi annessi. I loro concerti, come accennavo prima, sono unici nel proprio genere in quanto
riescono a coniugare tutti gli elementi tipici di un grande evento senza mai esagerare in nulla e senza mettere mai la musica in secondo piano (chi ha visto un loro live sa che Feur Frei! dal vivo è inimmaginabile seza il fuoco e le esplosioni), come purtroppo invece rischiano di fare in molti (dalla regia mi suggeriscono "Slipknot"...). Non sono rare, poi, le scenette sul palco in cui il grosso cantante (Herr Till Lindemann) se la prende col povero tastierista magrolino e sfigato (Herr Flake), sodomizzandolo, cercando di cucinarlo e via dicendo...Cinque album al seguito, mi accingo ora a recensire il loro terzo lavoro, quello della maturazione possiamo dire, nonché mio preferito.
Nun, liebe Kinder, gebt fein Acht
Ich bin die Stimme aus dem Kissen...
Inizia con questa ninna nanna un po’ particolare il disco da molti considerato il Capolavoro dei berlinesi Rammstein (Mein Herz Brennt è la canzone, Il Mio Cuore Brucia), per poi proseguire con un’evidente dichiarazione politica, contro coloro i quali avevano definito il gruppo teutonico come una banda di nazisti per i loro testi spesso estremi e i loro spettacoli, come dire, molto particolari, con frequenti allusioni sessuali (nemmeno tanto allusive): Links 2-3-4 (Sinistra 2-3-4). Ascoltiamo poi Sonne (Sole, che, come dovreste sapere, nelle lingue nordiche come il tedesco è femminile), che, pur non essendo un capolavoro, può contare su uno dei più bei video dei Rammstein, che rivisita la fiaba di Biancaneve. La politica Ich Will (Io Voglio, divenuta molto famosa grazie al live che circola sui canali specializzati) e Feur Frei! (Fuoco Libero!, che si presta davvero bene a un’esecuzione dal vivo, con esplosioni e fiamme) portano poi a Mutter (Madre), il primo, vero Capolavoro dell’album, una canzone sentita, dolce e amara, con un testo che, se non
è poesia, è quanto di più possa avvicinarvisi: tipico dei Rammstein è creare immagini suggestive e commoventi (“keine Brust hat Milch geweint”: “nessun petto che piangeva latte”), prerogativa sulla quale torneremo anche in seguito. Segue poi Spieluhr (Carillon), la storia di un “piccolo uomo” che “desiderava solo di morire”, altro esempio di grande musica e dimostrazione delle capacità di parolieri di Till Lindemann e soci. Le sessuali Zwitter (Ermafrodita) e Rein Raus (Dentro Fuori), rappresentano la parte più dura del disco, chitarre aggressive e batteria distruttiva, senza scordare le geniali metafore (omo)sessuali (“Ich bin der Reiter/Du bist das Ross”: “Io sono il cavaliere/Tu sei il cavallo”) che rimandano addirittura a un sonetto del poeta italiano Cecco Angiolieri, in cui si riferiva a Dante Alighieri (“ch'i' son lo pugnerone, e tu se' 'l bue”). La penultima canzone, Adios (Addio), parla di una dose di eroina di troppo in modo alquanto nuovo e particolare, toccando vertici che con testi del genere mai si eran più visti né sognati dal tempo di Jim Morrison e dei suoi Doors. Chiude infine l’album una delle più belle canzoni del gruppo, a parere del recensore la migliore del disco insieme a quella che gli dà il nome: Nebel (Nebbia) parla di un amore che sta finendo, un amore che sta finendo perché lei sta per morire. La musica è dolce e la profonda voce di Till Lindemann rende pienamente giustizia alla poesia del testo e alle sue bellissime immagini (“Sie trägt den Abend in der Brust”: “Lei porta la sera nel suo petto”). L’ultima strofa è quanto di più triste e commovente si possa ascoltare in una canzone... “L’ultimo bacio fu tanto tempo fa / L’Ultimo bacio / lui non se lo ricorda più”.
“Der letzte Kuss ist so lang her
der letzte Kuss
er erinnert sich nicht mehr”
Ich bin die Stimme aus dem Kissen...
Inizia con questa ninna nanna un po’ particolare il disco da molti considerato il Capolavoro dei berlinesi Rammstein (Mein Herz Brennt è la canzone, Il Mio Cuore Brucia), per poi proseguire con un’evidente dichiarazione politica, contro coloro i quali avevano definito il gruppo teutonico come una banda di nazisti per i loro testi spesso estremi e i loro spettacoli, come dire, molto particolari, con frequenti allusioni sessuali (nemmeno tanto allusive): Links 2-3-4 (Sinistra 2-3-4). Ascoltiamo poi Sonne (Sole, che, come dovreste sapere, nelle lingue nordiche come il tedesco è femminile), che, pur non essendo un capolavoro, può contare su uno dei più bei video dei Rammstein, che rivisita la fiaba di Biancaneve. La politica Ich Will (Io Voglio, divenuta molto famosa grazie al live che circola sui canali specializzati) e Feur Frei! (Fuoco Libero!, che si presta davvero bene a un’esecuzione dal vivo, con esplosioni e fiamme) portano poi a Mutter (Madre), il primo, vero Capolavoro dell’album, una canzone sentita, dolce e amara, con un testo che, se non
è poesia, è quanto di più possa avvicinarvisi: tipico dei Rammstein è creare immagini suggestive e commoventi (“keine Brust hat Milch geweint”: “nessun petto che piangeva latte”), prerogativa sulla quale torneremo anche in seguito. Segue poi Spieluhr (Carillon), la storia di un “piccolo uomo” che “desiderava solo di morire”, altro esempio di grande musica e dimostrazione delle capacità di parolieri di Till Lindemann e soci. Le sessuali Zwitter (Ermafrodita) e Rein Raus (Dentro Fuori), rappresentano la parte più dura del disco, chitarre aggressive e batteria distruttiva, senza scordare le geniali metafore (omo)sessuali (“Ich bin der Reiter/Du bist das Ross”: “Io sono il cavaliere/Tu sei il cavallo”) che rimandano addirittura a un sonetto del poeta italiano Cecco Angiolieri, in cui si riferiva a Dante Alighieri (“ch'i' son lo pugnerone, e tu se' 'l bue”). La penultima canzone, Adios (Addio), parla di una dose di eroina di troppo in modo alquanto nuovo e particolare, toccando vertici che con testi del genere mai si eran più visti né sognati dal tempo di Jim Morrison e dei suoi Doors. Chiude infine l’album una delle più belle canzoni del gruppo, a parere del recensore la migliore del disco insieme a quella che gli dà il nome: Nebel (Nebbia) parla di un amore che sta finendo, un amore che sta finendo perché lei sta per morire. La musica è dolce e la profonda voce di Till Lindemann rende pienamente giustizia alla poesia del testo e alle sue bellissime immagini (“Sie trägt den Abend in der Brust”: “Lei porta la sera nel suo petto”). L’ultima strofa è quanto di più triste e commovente si possa ascoltare in una canzone... “L’ultimo bacio fu tanto tempo fa / L’Ultimo bacio / lui non se lo ricorda più”.“Der letzte Kuss ist so lang her
der letzte Kuss
er erinnert sich nicht mehr”

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